INIZIAMO DA QUI – CONNECTION 01

Galleria Frediano Farsetti Milano

20 giugno – 25 settembre 2019

Vernissage mercoledì 19 giugno dalle ore 18.00

Iniziamo da qui

Interventi di Vedovamazzei e Cesare Viel

Catherina Biocca, Giulio Delvé, Diego Miguel Mirabella

A cura di Lorenzo Bruni

La storica Galleria Frediano Farsetti Milano prosegue il suo nuovo corso di apertura e dialogo con il contemporaneo, iniziato con la personale di Vittorio Corsini a cura di Marco Scotini, con un ciclo triennale di mostre ideato e curato da Lorenzo Bruni, dal titolo “Connection”.

Un ampio approfondimento, che farà dialogare in maniera inedita artisti di differenti generazioni e nazionalità, sul tema della trasmissione del sapere in un’epoca in cui gli archivi digitali e portatili hanno reso facilmente accessibili in ogni luogo e in ogni tempo le più svariate espressioni artistiche.

Iniziamo da qui è la collettiva che inaugura il progetto, con Vernissage mercoledì 19 giugno dalle ore 18, che offrirà una panoramica sull’arte italiana del terzo millennio grazie alle opere di tre giovani artisti emergenti, Catherina Biocca, Giulio Delvé e Diego Miguel Mirabella, oltre a due progetti speciali pensati per l’occasione da artisti della generazione precedente: Vedovamazzei e Cesare Viel.

Il titolo Iniziamo da qui ha una tripla valenza: si riferisce all’inizio del nuovo ciclo espositivo ma, allo stesso tempo, è un puntare l’attenzione sul dibattito artistico internazionale, partendo però dal contesto italiano: un focus necessario sul territorio in cui da decenni si svolge l’attività della Farsetti Arte, prima come casa d’aste e poi anche come Galleria d’arte.

Infine, si collega alla specifica che caratterizza tutte le opere in mostra, ovvero l’esigenza di far convivere una forte trascendenza poetica con una attenzione a rendere cosciente lo spettatore di dove si trova e di cosa sta osservando in quell’istante specifico, all’azione degli artisti di voler prendere le misure con il perimetro fisico e mentale con cui dialogano e ci fanno dialogare. La scelta di creare una relazione tra opere e spazio architettonico che le ospita, fortemente connotato da uno stile anni ’60, nasce dalla necessità degli artisti di superare l’estetica del white cube, per confrontarsi con siti specifici e bilanciare la possibilità del mondo digitale di entrare in dialogo con infiniti tempi e realtà.

Lorenzo Bruni ha selezionato cinque artisti, ritenuti tra i più interessanti in attività, per mettere in connessione due generazioni, che hanno in comune la riflessione sull’evento e il tempo.

Il percorso di Vedovamazzei e Cesare Viel è stato caratterizzato, fin dagli anni Novanta, da una forte indagine sul ruolo e la natura dell’opera, mettendo in evidenza il dialogo con il contesto in cui essa nasce e si sviluppa. La loro presenza in mostra pone attenzione alla dimensione processuale dell’opera e al ripensare nel profondo le categorie di astratto e figurativo, oltre che di azione effimera e durata della stessa. La loro scelta di far coincidere l’estraneo con il quotidiano permette di riflettere su cosa può essere considerato cultura oggi, sul valore dei musei come dello spettatore stesso. I due ingressi dello spazio espositivo ospiteranno le loro opere, che ripensano lavori del passato per osservare come il senso comune, la percezione di spettacolo, inconscio e poesia siano oggi mutati.

Catherina Biocca, Giulio Delvé e Diego Miguel Mirabella utilizzano differenti tecniche artistiche per interrogarsi sulla capacità degli oggetti naturali e quotidiani di trattenere le esperienze da cui sono attraversati. I bassorilievi, i quadri, le installazioni e i video in mostra puntano a concretizzare il perimetro delle immagini delle cose, che però resta apparentemente illeggibile, per esprimere la loro necessità di una nuova profondità rispetto ad un mondo mediatico digitale, in cui tutto sembra raggiungibile, ma dove nulla lo è veramente. Un altro aspetto costante nei loro processi creativi, è l’attenzione alla natura: come è evidente, però, nelle immagini di pecore di Mirabella, nelle foglie di palme di Delvé e nel mare di Biocca, si tratta di una natura che non è mai riconoscibile, ma appare come una allucinazione collettiva che si insinua nell’impasto delle opere. Questo aspetto è sintomatico del loro concetto di colore, che non corrisponde una proprietà del singolo oggetto ma transita da una presenza all’altra, divenendo strumento per indagare la forza autonoma della sua essenza.

Ad ottobre 2019 la Galleria Frediano Farsetti ospiterà una seconda mostra che metterà a confronto tre artisti europei, accomunati dalla ricerca della trasformazione delle forme tra percezione ed esperienza.

Artisti in mostra

Catherine Biocca (Roma, vive a Berlino) tocca le tematiche del disegnare, come quelle dello splatter al tempo degli schermi digitali, creando installazioni, quadri e oggetti che sfidano la loro bidimensionalità e insistono sul tema della scultura e del monumento contemporaneo.

Giulio Delvé (Napoli, vive e lavora a Napoli) indaga gli aspetti dell’assemblaggio e del ready made per riflettere sulla trasformazione delle forme naturali e artificiali.

Diego Miguel Mirabella (Roma, vive e lavora a Bruxelles) lavora al limite tra immagine della memoria e immagine inedita per analizzare come la percezione delle opere d’arte e del reale sia condizionata dai codici culturali del singolo soggetto, sebbene questo si senta divincolato dagli elementi del linguaggio universale.

Simeone Crispino e Stella Scala, meglio conosciuti come Vedovamazzei (Milano, vivono e lavorano a Milano) sono artisti estremamente prolifici, che è impossibile inquadrare in un filone tematico, in una scia formale, in un unico metodo di lavoro. Le immagini che producono, dagli schizzi su carta alle installazioni gigantesche, hanno la forza di imprimersi nella retina dei fruitori a fondo. Usano l’ironia in modo carnale, presentando i propri riflessi corporei, esponendo tutto il fuori misura che li contraddistingue, affrontando temi universali senza arretrare di un passo. 

Cesare Viel (Chivasso, vive e lavora a Genova) protagonisti delle sue opere sono le parole e il corpo, accompagnati da diversi mezzi espressivi, tra cui prosa, performance, video, fotografia e disegni. Nella sua ricerca assume particolare importanza il coinvolgimento emotivo tra il narratore e l’osservatore, attraverso un percorso fatto di pensieri e racconti. 

The historical Galleria Frediano Farsetti Milano is proceeding on its new course of receptiveness to contemporary art, and exchanges with it, that had begun with the one-man exhibition of Vittorio Corsini curated by Marco Scotini, in a triennial cycle of exhibitions devised and curated by Lorenzo Bruni, and titled Connection.

An extensive, in-depth analysis will be carried out and will enable artists from different generations and countries to intercommunicate in a new way on the theme of the transmission of knowledge in a period in which digital and portable archives have made all sorts of artistic expressions accessible everywhere and at any time.

Iniziamo da qui (“Let’s begin from here) is the collective exhibition that inaugurates the project, with a vernissage on Wednesday 19 June from 6 PM onwards. It will present an overview of twenty-first-century Italian art through the works of three up-and-coming young artists, Catherine Biocca, Giulio Delvé and Diego Miguel Mirabella, in addition to two special projects conceived for this occasion by two artists of the previous generation, Vedovamazzei and Cesare Viel.

The title Iniziamo da qui has a triple meaning: it refers to the beginning of the new cycle of exhibitions, but at the same time it draws attention to the international artistic debate, starting, however, from the Italian context and focussing, as necessary, on the territory in which the activities of Farsetti Arte, first as an auction house, then also as an art gallery, have been going on for decades. The third meaning relates to the specific feature that characterises all the works in the exhibition, that is the aim to combine a strong poetic transcendence with the endeavour to make the spectators aware of where they are and what they are observing in that specific moment, and with the effort to measure the physical and mental perimeter with which the artists interact and make us interact. The choice of creating a relationship between the works of art and the architectural space that houses them, which has a strong nineteen-sixties stylistic connotation, stems from the artists’ need to overcome the white cube aesthetics, in order to deal with specific sites and balance the digital world’s possibility to carry out exchanges with an infinite range of times and realities.

Lorenzo Bruni has selected five artists, reputed to be among the most interesting currently active ones, in order to establish a connection between two generations that share a reflection on time and events.

The artistic itinerary of Vedovamazzei and Cesare Viel was characterised, since the nineteen-nineties, by a strong investigation of the role and nature of a work of art, highlighting the exchanges with the context in which it had been conceived and developed. Their presence in the exhibition draws attention to the fact that a work of art is the outcome of a process and suggests a deep reconsideration of the abstract/figurative categories, and also of those of a work’s short-lived action/duration. Their choice to give rise to a coincidence between what is extraneous and what belongs to everyday life allows us to ponder on what may be regarded as culture in our day, and on the worth of museums and of the spectators themselves. The two entrances of the exhibition space will accommodate their works, which reassess some works of the past in order to observe how common sense and the perception of shows, poetry and the unconscious have changed in our time.

Catherine Biocca, Giulio Delvé and Diego Miguel Mirabella use different artistic techniques to inquire into the capability of natural, everyday objects to retain the experiences that pass through them. The bas-reliefs, pictures, installations and videos displayed in the exhibition aim to give a concrete form to the perimeters of the images of things; but this perimeter remains seemingly illegible. Their purpose is to express their need for a new depth, in relation to the world of digital media, where everything seems reachable, but nothing actually is. Another constant aspect of their creative processes is attention to nature; however, it is evident, in Mirabella’s images of sheep, Delvé’s palm leaves and Biocca’s sea, that this is a nature that never is recognisable, but appears as a collective hallucination that finds its way into the mixture of the works. This aspect is indicative of their concept of colour, which does not correspond to a property of an individual object but passes from one to another, becoming an instrument for the investigation of the independent strength of its essence.

In October of 2019, the Galleria Frediano Farsetti will house a second exhibition that will establish a comparison between three European artists who share a search for the transformation of forms between perception and experience.

The artists in the exhibition

Catherine Biocca (Rome, lives in Berlin) addresses the themes of drawing, such as those of splatter works in the times of digital screens, by creating installations, paintings and objects that challenge their own bidimensionality and insist on the theme of contemporary sculpture and monuments.

Giulio Delvé (Naples, where he also lives and works) investigates the aspects of assembly and ready-made objects in order to reflect on the transformation of natural and artificial forms.

Diego Miguel Mirabella (Rome, lives and works in Brussels) works on the boundary between an image from memory and a new image, in order to analyse how the perception of works of art and of reality is conditioned by the cultural codes of the individual subject, even if the latter feels disengaged from the elements of the universal language.

Simeone Crispino and Stella Scala, better known as Vedovamazzei (Milan, where they also live and work) are extremely prolific artists, so much so that it is impossible to confine them in a theme genre, a formal current, or a single working method. The images they produce, ranging from sketches on paper to gigantic installations, are so strong as to remain deeply impressed in the minds of those who look at them. They make a carnal use of irony, presenting their own bodily reflexes, exposing all the excessiveness that characterises them, and tackling universal themes in an utterly fearless manner.

The protagonists of the works of Cesare Viel (Chivasso, lives and works in Genoa) are words and the body, accompanied by several means of expression, including prose, performances, videos, photographs and drawings. A particularly important role is played in his research by the emotional involvement between the narrator and the observer, through a route made of thoughts and tales.